Bari, 12 gennaio 2026 – Questa mattina, a poche ore dalla morte di Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario della provincia di Bari, precipitato dal quinto al quarto piano dell’acciaieria 2 dell’ex Ilva durante le operazioni di controllo alle valvole del convertitore 3, il Segretario Regionale della UGL Puglia, Marcello Fazio, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.

La morte di Claudio Salamida non è una fatalità del lavoro, ma il risultato diretto di una negligenza sistemica e di un’assenza palese di misure preventive adeguate. Un grigliato che cede sotto il peso di un operaio, una struttura inadeguata, un paiolato insufficiente: questi sono i dettagli concreti che descrivono non un incidente, ma il fallimento totale di una catena di responsabilità che coinvolge gestione aziendale, manutenzione ordinaria e straordinaria, e sorveglianza della sicurezza. Come Segretario Regionale della UGL Puglia, affermo con fermezza che questa tragedia rappresenta il culmine di una situazione che la nostra organizzazione denuncia da anni: l’ex Ilva continua a essere un impianto dove la sicurezza dei lavoratori rimane subordinata a qualsiasi altra considerazione economica e produttiva. Gli elementi fattuali che emergono dal sopralluogo preliminare – il cedimento della struttura, l’inadeguatezza dei sistemi di protezione – pongono l’ipotesi concreta di omicidio colposo che le autorità giudiziarie dovranno accertare con rigore“.

Lascia moglie e figlio piccolo – continua Fazio – e la sua morte deve servire a scuotere una comunità che sembra essersi abituata a queste tragedie. Non accettiamo che si parli ancora di ‘fatalità lavorativa’ quando le cause sono evidenti: manutenzione carente, dispositivi di protezione inadeguati, procedure di controllo insufficienti. Abbiamo un dovere: trasformare il dolore della famiglia Salamida in una lezione che non può più essere ignorata“.

Il Segretario Regionale ha inoltre ribadito che la UGL Puglia sostiene lo sciopero di 24 ore proclamato dalle Federazione UGL Metalmeccanici e UGL Chimici, considerandolo uno degli strumenti di pressione necessario per costringere le istituzioni e l’azienda a confrontarsi seriamente sulla questione della sicurezza. “Questo non è uno sciopero di protesta generica – ha precisato Fazio – è lo sciopero per la difesa della vita stessa dei lavoratori, di quelli che entrano ogni giorno in uno stabilimento dove i sistemi di protezione sono, come abbiamo visto oggi, inadeguati e potenzialmente mortali.”

La UGL Puglia richiede inoltre che le autorità competenti – Prefettura di Taranto e la Regione Puglia – promuovano immediatamente un’inchiesta amministrativa e penale atta a ricostruire con precisione le responsabilità circa la manutenzione della struttura ceduta, l’idoneità dei dispositivi di protezione utilizzati, e l’adeguatezza dei protocolli di sicurezza vigenti in acciaieria 2. “Non parleremo di ‘ripresa’ dell’ex Ilva fino a quando non avremo certezze concrete che gli impianti rispettano i massimi standard di sicurezza internazionali – ha aggiunto il Segretario – e fino a quando non avremo istituito sistemi di controllo indipendenti e periodici“.

Fazio ha inoltre rivolto un appello diretto al Governo: “La questione della sicurezza sul lavoro non può rimanere in secondo piano rispetto a tutto il resto. Chiediamo che qualsiasi contratto di gestione futura preveda clausole vincolanti in materia di sicurezza, con investimenti strutturali obbligatori e verifiche indipendenti esterne. Non è negoziale“.

La UGL Puglia comunica che valuterà ulteriori forme di mobilitazione qualora le autorità non avviassero verifiche concrete entro i prossimi giorni. “La morte di Claudio Salamida deve segnare un punto di non ritorno – ha concluso il Segretario Regionale Marcello Fazio – e noi della UGL Puglia faremo di tutto affinché il suo sacrificio non rimanga senza conseguenze concrete per la tutela della sicurezza di tutti i lavoratori del siderurgico pugliese”.