Nel cuore del Carso istriano, tra crepe oscure della terra, si consumò una delle pagine più nere del Novecento italiano. Il 10 febbraio, Giorno del Ricordo, ci riporta a quelle foibe: voragini carsiche dove, tra il 1943 e il 1947, migliaia di italiani – uomini, donne, bambini – furono barbaramente gettati vivi o morti dalle milizie titine, in un’ondata di odio etnico e ideologico che seguì l’armistizio. Non furono solo rappresaglie contro il fascismo, ma un piano sistematico di pulizia etnica che spezzò famiglie e cancellò comunità millenarie in Istria, Fiume e Dalmazia.
Immaginate il terrore di quei giorni: operai, intellettuali, semplici cittadini rastrellati nelle case di Pola o Zara, caricati su camion e condotti nelle campagne. Le foibe inghiottirono tra le 3.000 e le 5.000 vite solo nel “grande eccidio” dell’ottobre 1943, con corpi straziati da sevizie inimmaginabili. Poi l’esodo: oltre 250.000 italiani costretti a lasciare le loro terre tra il 1945 e il 1954, caricati su navi fatiscenti verso un’Italia povera e ostile, privati di tutto – case, campi, dignità. Storie di naufragi, di campi profughi come quello di Santa Tecla a Bari, dove intere generazioni crebbero nell’attesa vana di un ritorno impossibile.
Qui in Puglia, le ferite di quella diaspora sono ancora vive: Bari accolse migliaia di profughi dalmati, e il Villaggio Trieste testimonia quel dramma con i suoi palazzi popolari eretti per gli “esuli”. Oggi, 10 febbraio 2026, le commemorazioni – come quelle alla Prefettura con l’Università di Bari – ravvivano queste storie, invitandoci a non abbassare la guardia contro l’oblio.
In questo giorno di lutto collettivo, Marcello Fazio, segretario regionale UGL Puglia, eleva la voce del sindacato a monito eterno. “Quelle foibe non sono solo un capitolo chiuso della storia, ma un grido che riecheggia nel presente: la dignità del lavoro non si getta nell’oblio, né si affonda nel precariato moderno”, dichiara Fazio con commozione. “UGL Puglia, custode dei diritti dei lavoratori, ricorda gli esuli per combattere ogni forma di oppressione – dal passato tragico al rischio odierno di contratti distorti e occupazione fragile. Ricordiamo per non ripetere: tuteliamo i pugliesi perché non diventino esuli nella loro stessa terra, promuovendo sicurezza sul lavoro e buona occupazione stabile”. Le sue parole, intrise di quel sudore operaio che unisce ieri e oggi, spingono al ricordo attivo, trasformando il dolore in azione per un futuro solidale.